L'uomo della fede

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Abramo2Ci fu un uomo che lasciò trasformare la sua vita dalla Parola del Signore, di restare solo davanti al suo Dio, nell’ascolto e nelle prove decisive. Egli partì, semplicemente, senza fare resistenza, senza chiedere ragioni, senza capire bene il suo futuro di errante; sapeva solo che doveva dare un taglio a tutto, separarsi da ciò che fino a quel momento era stata la sua vita. Egli credette e si affidò ad una Parola e senza esitare, non considerando i pro e i contro, scelse per un immediato atto di fiducia.

Ebbe un fare deciso, nel continuare per la via indicatagli, che non ha a che fare con la conoscenza di un progetto, ma è un vero atto di fede; per lui inizia la dimensione dell’attesa e della speranza in un Dio che non si vede, ma che si può sperimentare nel quotidiano. Dio stabilisce con quest’uomo un’alleanza, gli promette una discendenza, gli promette un figlio……. ma l’uomo, ormai anziano, accolse il tutto con un certo stupore, pensò che il Signore non si riferiva ad un figlio nel vero senso della parola;  dovrà ricredersi, perché la moglie fu benedetta con un bambino. Inizia per quest’uomo un cammino che lo porterà a cambiare profondamente fino a trasformare l’uomo vecchio nell’uomo nuovo dell’alleanza.

Quest’uomo è Abramo, padre della fede per eccellenza, colui che ha sperato contro ogni speranza, un uomo che non ha mai esitato, tale era la propria fiducia in Dio, fino ad offrire in olocausto l’unico figlio: “Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».” (Genesi 22,1-2).

Quando leggo questi passi della Genesi provo solo ad immaginare i sentimenti di quest’uomo ad una richiesta del genere, sicuramente il mondo, in quel momento, gli sarà crollato addosso. Può mai un Dio toglierci quello che ci è di più caro, oltretutto dopo avercelo promesso e alla fine dato? Ma poi penso che Abramo, nella sua grande fede, aveva talmente imparato a conoscere bene il Signore, da indurlo a pensare che, sicuramente, in qualche modo Dio stesso avrebbe provveduto. Ecco, io penso che il cristiano sia chiamato a conoscere il Signore, così come è stato per Abramo, certo della divina provvidenza e, può darsi, che egli sia chiamato a dimostrare la sua fede rinunciando a qualcosa a cui tiene e che, molto probabilmente, mette al primo posto nella vita. La rinuncia a qualcosa serve a rafforzare la nostra fede in Lui.

La fede è quell’esperienza secondo la quale non si fa qualcosa perché è comprensibile, perché è ragionevole: la si fa semplicemente perché la chiede il Dio di cui ci si fida, del Dio che si può chiamare per nome, del Dio che è persona a cui si può persino arrivare a dare del tu, del Dio amico che ci vuole suoi amici, un amico di cui ci si può fidare, un amico che ci chiede una mano. È questa la grande novità religiosa che scaturisce dall’esperienza di fede di Abramo. 

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