Le cause del diluvio (Prima parte)

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diluvioGenesi 6
1 Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, 2 i figli di Dio (in ebr. benè haelohìm) videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero.3 Allora il Signore disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni». 4 C'erano sulla terra i giganti (in ebr. nefilìm) a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi (in ebr. anshè hasshèm)

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Dal capitolo 4 in avanti, l'autore biblico pone in evidenza la costante degenerazione dell'umanità seguita alla prima e fondamentale trasgressione dell'uomo (Genesi 3). I primi quattro versetti del capitolo 6 esasperano ulteriormente questa degenerazione che coinvolge addirittura la sfera celeste. Occorre anzitutto capire chi sono questi misteriosi figli di Dio. La parola ben in ebraico non significa solo "figlio" in senso fisico, ma indica anche un'appartenenza. Per esempio, l'espressione benè hanneviìm che alla lettera si traduce "figli di profeti" significa piuttosto "discepoli dei profeti" (cfr. 2 Re 2,3.5.7). Quindi, anche in questo caso, abbiamo a che fare con la mentalità degli antichi, che pensavano Dio non da solo, ma attorniato dalla sua corte celeste.

Qui, potremmo pensare ad esseri appartenenti a quella corte suprema, come per esempio gli angeli. Qui, però, abbiamo a che fare con angeli particolari, che in qualche modo commettono una trasgressione parzialmente modellata su quella della prima donna: "videro che le figlie dell'uomo erano belle e ne presero quante ne vollero" (cfr. Genesi 3,6). In questo caso, analogamente al frutto dell'albero, è inutile pensare ad un unione sessuale tra dei e donne, perché non sembra questo l'argomento principale del brano. Possiamo invece considerare due importanti aspetti:

l'antico tema mitico della "invidia" provata dagli dei nei confronti dell'uomo
un nuovo aspetto della trasgressione: non solo l'uomo che vuole diventare Dio (cfr. Genesi 3), ma anche "un forza soprannaturale" che vuole mischiarsi negli affari umani ...

Il seguito del brano parla infatti di nefilìm, una parola che contiene il verbo ebraico nafàl che significa "cadere" e significa non solo "potenti", ma più semplicemente "caduti". Questa è la radice biblica del tema biblico (Isaia 14) e poi teologico ("Lucifero" traduzione latina di Isaia 14,12) degli "angeli decaduti", poi identificati con i demòni. Anche nel vangelo si fa menzione di "Satana [l'avversario] che cade dal cielo" (cfr. Luca 10,18).
In un mondo ormai autonomo da Dio, dopo la trasgressione di Adamo ed Eva, entra una "forza soprannaturale" ugualmente separata da Dio ed ostile all'uomo, perché vuole "appropriarsi" di esso. Il serpente, che sembrava scomparso, instaura ora una sua presenza più "stabile" in mezzo ad un'umanità che vuole decidere da sola cosa è bene per se stessa.

In questo contesto, gli eroi dell'antichità sono giustamente uomini di nome (in ebr. ... ), perché scelgono autonomamente chi essere e cosa essere. Una razza di uomini e donne che oggi potremo definire "super uomini", ormai ben lontani da quei due primi uomini che erano nudi, ma non provavano vergogna, perché creature fragili ma unite a Dio. La Genesi insegna già fra le righe, che questa "super umanità" non si auto-genera, ma proviene da "qualcosa di perverso e spirituale che si è staccato da Dio ed è caduto sulla terra".

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