Le cause del diluvio (Seconda parte)

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creazioneGenesi 6

5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno (in ebr. yiètser machshebòt) concepito dal loro cuore non era altro che male, ogni giorno (in ebr. kol hayyòm). 6 E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. 7 Il Signore disse: «Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti».

8 Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. 9 Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei e camminava con Dio. 10 Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet. 11 Ma la terra era corrotta (dal verbo ebraico shachàt) davanti a Dio e piena di violenza (in ebr. chamàs). 12 Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. 13 Allora Dio disse a Noè: «È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. 14 Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. 15 Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. 16 Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore.

***

Dal v. 5 compare il giudizio di Dio sulla situazione dell'umanità. Anzitutto non deve sorprendere il linguaggio molto antropomorfico con il quale l'autore della Genesi descrive il rammarico di Dio e la sua volontà si distruggere tutto quello che aveva creato. Per gli uomini e le donne dell'Antico Testamento era del tutto naturale immaginarsi Dio come un uomo che prova emozioni quali il pentimento o soprattutto la rabbia. Il significato perenne del racconto del diluvio, che qui inizia, è tuttavia da riconosce alla luce di tutta la Bibbia e non solo di una sua parte.

Il v. 5 descrive in modo inequivocabile l’universalità del male, illustrandone anche la modalità. In italiano la frase “ogni disegno concepito dal cuore” traduce l’ebraico kol-yètser machshebot che, alla lettera, andrebbe tradotto: “ogni forma dei pensieri”. Il senso potrebbe essere: le immaginazioni che traducono le emozioni del cuore. Il cuore, infatti, era per gli ebrei la sede delle emozioni, ma anche della volontà e dei pensieri. Sembrerebbe, dunque, che vi sia un traviamento profondo – a livello di immaginazioni – di ciò che sale dal cuore ... il primo passo per poi fare concretamente il male. La generalizzazione di questa situazione è data da una frase assente dalla Bibbia in italiano: ogni giorno (kol hayyòm) alla fine del v. 5.

Ma ciò che il testo sembra porre in evidenza è soprattutto una parola: “corruzione”. Essa deriva dal verbo shachàt che significa “pervertire”. Il testo dice al v. 12 che l’uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. E che significa concretamente? Nel libro di Ezechiele (28,17) la perversione ha come oggetto la sapienza, ossia il modo di agire così come stabilito da Dio (cfr. 1 Re 3,12.28; 10,24). Essere “corrotti” significa perciò non (solo) trasgredire, ma soprattutto uno stile di vita centrato sull’uomo, sul suo orgoglio … uno stile di vita che, ovviamente, conduce alla violenza, ossia alla degenerazione dei rapporti umani, come l’episodio di Caino ed Abele aveva ben dimostrato (cfr. Genesi 4).

Se volessimo così riassumere le “cause” del diluvio potremmo dire due cose:

1. allontanamento dalla sapienza di Dio ed uniformazione ad uno stile di vita tutto centrato sull’uomo che porta ad una degenerazione dei rapporti umani che conduce alla violenza e alla sopraffazione

2. ciò, secondo la Bibbia, non è prodotto solo dell’uomo, ma dall’infiltrazione di “una forza spirituale e soprannaturale distaccatasi da Dio” che genera dei “super-uomini o uomini di nome” che si autodeterminano al di fuori del progetto di Dio.Insomma, la terra diventa un mondo totalmente chiuso ed autonomo dal progetto Dio, pieno di violenza e, perciò, non appartiene più al cosmo, perciò pericolosamente sbilanciato sul versante del caos, dove può evidentemente precipitare …

Nel libro dell’Apocalisse (capp. 17-19) questo mondo autonomo da Dio viene descritto attraverso l’immagine di “Babilonia la grande” chiamata anche “Grande prostituta”. Il testo mette chiaramente in evidenza che questa città – sistema culturale politico ed economico – non viene distrutta da Dio ma dai suoi stessi alleati (cfr. Apocalisse 17,16-17 ed anche 18) che in realtà sono esclusivamente dediti ad accrescere la propria ricchezza e prestigio e che, quando vedranno la città distrutta, si allontaneranno da lei (cfr. Apocalisse 18, 9 ss.).

Dio quindi manda il diluvio? Per gli antichi era un modo per dire che un mondo senza Dio e che vuole fare da sé non può esistere e prima o poi si auto-distrugge. Il diluvio, così, è una specie di ritorno (voluto dall’uomo) al caos uno stato in cui tutto torna uguale a se stesso, come la superficie delle acque. Ma, a ben vedere, non si tratta di una “distruzione di tutto”, perché una volta terminato il diluvio la terra tornerà progressivamente ad emergere dalla terra (cfr. Genesi 8) e ad essere abitata dal micro-cosmo rimasto fedele a Dio e non corrotto: Noè e la sua famiglia.

Commenti   

0 #3 Giuseppe70 2014-02-19 20:04
Ho trovato interessanti le riflessioni ai punti 1 e 2.
Solo una cosa non mi torna. Com’è possibile che Babilonia la Grande sia il sistema culturale politico ed economico se sono essi stessi a distruggerla? (Apocalisse 17:12-13) Si autodistruggono e poi fanno lamento? (Apocalisse 18:9-17) Un po’ illogico, vero?
Personalmente ritengo che la figura di Babilonia la Grande, debba rappresentare qualcos’altro che non può coincidere con il mondo politico ed economico visto che con essi commette “fornicazione”. Inoltre, anche se l’attacco è materialmente realizzato dai suoi alleati, eseguono in effetti la condanna e il giudizio di Dio. (Vedi Apocalisse 19:1-2; 17:16-17).
Mi piacerebbe leggere qualche riflessione che possa spiegare l’enigma di questi passi.
Assieme al link delle scritture citate, allego pure i miei cordiali saluti.

www.laparola.net/testo.php?riferimento=ap+17%3A12-13%3B+17%3A16-17%3B+18%3A9-17%3B+19%3A1-2&versioni[]=Nuova+Riveduta&versioni[]=C.E.I.&versioni[]=Nuova+Diodati
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0 #2 Nicola 2014-02-19 18:47
Un po' come la Fede dei Giapponesi sopravvissuta al martirio (episodio citato recentemente da Francesco). Dio si premura di salvare la fiammella, anzi a volte bisogna ridursi a fiammella, un po' come la previsione (profezia) di un giovane Ratzinger che vedeva la Chiesa del futuro molto ridimensionata, m apiu' vera.
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0 #1 Gretel Cornejo 2014-02-19 18:47
che dire Simone, sei bravissimo :-)
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