Un racconto MOLTO attuale: la torre di Babele (Prima parte)

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Pieter Bruegel - torre di babeleGenesi 11

1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore (in ebr. Adonày) SCESE a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.7 SCENDIAMO dunque e confondiamo (dal verbo ebraico balàl) la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore (in ebr. Adonày) li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città.9 Per questo la si chiamò Babele (in ebr. Bavèl) , perché là il Signore confuse (in ebr. Balàl) la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

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Dopo il diluvio universale, la terra iniziò a ripopolarsi grazie alla discendenza dei tre figli di Noè: Sem, Cam e Iafet (cfr. 10): «Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni» (10,5 e 10,20-32). Subito dopo, si dice invece: «Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole» (11,1). Che stranezza! La Bibbia forse si contraddice? Sì, se la consideriamo opera di un solo autore; no, se essa è invece è – assai più verosimilmente – considerata il frutto per così dire della joint venture di tanti autori che hanno prima raccolto e poi messo per iscritto, per esempio, i primi capitoli della Genesi.

Come esistono due racconti della Creazione – scritti in epoche e luoghi diversi (Genesi 1,1- 2,3 e 2,4-25) – che oggi si trovano insieme nelle nostre Bibbie, così esistevano due racconti che spiegavano in modo diverso come l’umanità giunse a essere costituita da vari popoli e lingue. Il capitolo 11 della Genesi spiega la dispersione dei popoli e delle lingue usando il linguaggio e le immagini che allora erano comuni. Vediamo quali: nella pianura di Sennaar (antico nome di Babilonia) degli uomini giunti da oriente decisero di costruirsi una città e una torre – la cui cima toccasse il cielo – per non disperdersi su tutta la terra. Dio, dall’alto, non gradì questa iniziativa e discese per confondere la loro lingua, sicché riuscì a loro impossibile continuare l’opera che avevano iniziato. La torre si chiamò Babele, perché di lì trasse origine la varietà delle lingue e la varietà dei popoli sparsi su tutta la terra (Genesi 11,1-9).

È probabile che chi scrisse queste parole avesse concretamente davanti agli occhi una di quelle altissime torri che i Babilonesi erano soliti costruire e dedicare alle loro divinità: le ziggurat. Ancor oggi è possibile ammirarne una a Tel-el-Muqayyar in Iraq, l’antica Ur dei Caldei, da dove partì la famiglia di Abramo. Fin qui nulla di strano… Ma che significa l’espressione «la cui cima tocchi il cielo» (Genesi 11,4)?

Potrebbe essere un riferimento velato al tempio Esagil dedicato alla divinità babilonese più importante – Marduk – risalente a un periodo addirittura precedente al xviii sec. a.C. Il nome Esagil significa, infatti “la dimora dall’elevato pinnacolo”, poiché non lontano dal tempio si trovava la ziggurat più antica e famosa, chiamata Etemenanki.

Forse, l’autore del nostro capitolo voleva ironizzare sull’intento delle imprese edilizie babilonesi, ossia l’illusione di raggiungere la sede degli dei: il cielo. Secondo molti esperti, l’impresa degli anonimi costruttori della Torre è considerata una ripetizione della dinamica legata al peccato di Adamo, che impedisce la realizzazione della piena comunione tra Dio e gli uomini. In effetti, per capire l’episodio fin nei suoi dettagli, bisogna prima capire quale fosse il progetto alla base della Torre di Babele, destinato a fallire. Nella Genesi esisterebbe una specie di codice segreto, la cui contravvenzione è fonte di continui passi falsi da parte degli uomini:

L’uomo non può diventare come Dio (cfr. 3,22)

Solo il Signore può rendere grande il nome di qualcuno (cfr. 12,2)

Dio comandò all’uomo e alla donna di moltiplicarsi e di riempire la terra (1,28)

Vediamo ora se i costruttori della Torre di Babele lo hanno rispettato. In Genesi 11,4 si dice: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma nella Bibbia il cielo non è solo il firmamento: è anche la dimora di Dio. Volendo costruire una torre che toccasse il cielo, si infrangeva così il primo comando. «Facciamoci un nome»: ecco tornare la tematica del nome che solo Dio può rendere grande (cfr. Genesi 12) e che solo Dio e colui che lo riceve da lui può conoscere (Apocalisse 2,17). E anche l’esortazione «non disperdiamoci su tutta la terra» contravviene alla terza regola del codice!

Si tratta di atteggiamenti nettamente contrapposti al progetto cosmico della Creazione concepito da Dio. Insomma, emerge di nuovo un mondo umano segnato dall’orgoglioso tentativo – la hybris greca – di ergersi al di sopra di tutti, unito alla volontà impositiva di annullare le diversità che legittimamente esistono tra i popoli.

Ora, vorrei proporre a titolo puramente esemplificativo e senza nessuna pretesa di imporre una certa visione della realtà odierna, una possibile lettura contemporanea di alcuni simboli biblici.

Commenti   

0 #1 Nicola 2014-02-21 02:17
Interessante questa "specie di codice segreto". Quindi in teoria la lingua unica non e' in contravvenzione . Cosi com il governo centrale.
In termini odierni Europa, USA, Cina o Russia sono in contravvenzione di almeno i primi due, perche' il loro scopo e' solo di potere. Spesso anche il terzo.
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