Il giardino dell'Eden e i suoi alberi

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satanaGenesi 2

8 Poi il Signore Dio (in ebr. Adonay elohìm) piantò un giardino (in ebr. gan) in Eden, a oriente, e vi collocò l'uomo (in ebr. ha’adàm) che aveva plasmato.
9 Il Signore Dio fece germogliare dal suolo (in ebr. adamàh) ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
10 Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si divideva e formava quattro corsi. 11 Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il paese di Avìla, dove c'è l'oro 12 e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e la pietra d'ònice. 13 Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il paese d'Etiopia. 14 Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il quarto fiume è l'Eufrate.
15 Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse (in ebr. leavdàch – dal verbo ‘avad) lo custodisse (in ebr. leshomràch)
16 Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: «Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, 17 ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti».
25 Ora tutti e due erano nudi (in ebr. ‘arum), l'uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna.

***

L’uso del tetragramma (YWHW) unito al nome di Dio generico (’elohìm) è usato solo in questo capitolo. Il motivo è quello di identificare chiaramente che Dio (’elohìm) è inequivocabilmente YHWH (che si legge ’Adonày) e non un Dio generico o, ancora, una pluralità di esseri divini. Una precisione utile soprattutto quando, come qui, agiscono due forze tra loro contrapposte: YHWH, il Dio degli Israeliti e il “serpente”.

Il giardino, immagine comune in oriente per indicare un luogo abitato da divinità, è posto in Eden a oriente, rispetto a chi? Ad Israele, ovviamente. L’uomo – l’umanità, l’essere umano – è posto in questo luogo da Dio e perciò questa era la collocazione originaria dell’umanità, mentre chi scrive si sentiva fuori di esso e si chiedeva: perché è accaduto tutto questo? Il capitolo 3 nasce anche da questa domanda.

Nell’Eden c’erano molti alberi “graditi alla vista e buoni da mangiare”, ossia “molti alberi adatti all’alimentazione dell’uomo, di cui poteva cibarsi”. Gli altri due alberi non sono descritti in quel modo, ma semplicemente menzionati: “e l’albero della vita ... e l’albero della conoscenza …” (la Bibbia di Gerusalemme, invece, traducendo “tra cui l’albero della vita …” [traduzione possibile, ma non necessaria] fa pensare che i due alberi siano da considerare alla stregua di tutti gli altri alberi) ciò potrebbe indicare che questi aberi non erano adatti all’alimentazione dell’uomo, ossia alla sua appropriazione.

Questa interpretazione sarebbe confermata da quanto poi si dice ai vv. 16-17. L’albero della vita è posto in coppia con l’albero della conoscenza del bene e del male. A mio avviso, l’uno non può essere compreso senza l’altro. Iniziamo dal secondo. Bene (in ebr. thov) e male (in ebr. ra‘) si trovano in una coppia che, stilisticamente, è simile a quella già incontrata: cielo e terra (cfr. Genesi 1,1). Là si indicava la totalità di ciò che esiste e qui? Probabilmente si vuole indicare qui la totalità della conoscenza, ma da intendere non come l’insieme di tutto lo scibile – forse anche questo – ma soprattutto la conoscenza pratica, ossia la morale o meglio ancora l’etica, intesa qui come il modo corretto di agire. Inoltre, a causa del verbo ebraico yada’ (tradotto di solito con “conoscere” ma che significa anche “sperimentare” e addirittura “avere un rapporto sessuale”), potrebbe essere presente anche la sfumatura di conoscere attraverso la sperimentazione. I vv. 16 ci daranno poi la chiave per comprendere per questo versetto.

Il lavoro appartiene allo stato originario dell’uomo e non è, perciò, legato allo stato conseguente la caduta. Si noti poi come il lavoro dell’uomo, fin dall’origine, è connotato dal servizio (il verbo “coltivare” corrisponde al verbo ebraico ‘avàd che significa anche e piuttosto servire); nulla dell’ambiente circostante è suo possesso, perché l’uomo è chiamato semplicemente a custodirlo.

Ecco, infine, l’ordine di Dio. La domanda più impellente credo sia questa: perché Dio dice che se l’uomo mangerà dell’albero della conoscenza del bene e del male morirebbe? Tanto più che poi, una volta mangiato il frutto, Adamo ed Eva continuano a vivere. 

Commenti   

+1 #2 Giulio 2014-02-24 18:12
Adamo ed Eva continuano a vivere non più con la luce di Dio, ma nel disobbedire come scelta libera hanno tracciato un percorso senza Dio, alla quale vivono un esistenza e un’esperienza di morte interiore la loro vita e tutta in salita, e la drammaticità che vivono e che non possono più riconciliarsi con Dio. Il peccato originale e la non riconoscenza di Dio nella propria vita, ma grazie a Gesù che a fatto nuove tutte le cose e attraverso il battesimo siamo rinati a vita nuova, Gesù che rappresenta anche il nuovo Adamo di oggi riconsegnandoci quella dignità di figli di Dio che avevamo persi.
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+1 #1 Stefano 2014-02-24 16:13
Forse, il morire è inteso come un allontamento da Dio, che è la Vita. Forse il "divieto" imposto è solo una prova per testare la fedeltà dell'uomo...... forse...
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