Chi condanna gli omosessuali?

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gayQuesta mattina vorrei condividere insieme a voi un mio commento all'articolo uscito su "La Nazione di Firenze" del 7 settembre 2012. Come sempre i miei commenti seguono le parti dell'articolo racchiuse fra virgolette.

"Dalla Chiesa dovrebbe arrivare un riconoscimento del modo nuovo di comprendere l'omosessualità con un segno di accoglienza e di profondo rispetto per i sentimenti di amore di chi vive personalmente questa condizione. A scriverlo, in una lettera aperta all'arcivescovo di Firenze cardinale Giuseppe Betori pubblicata oggi dall'edizione fiorentina de La Repubblica., sono tre sacerdoti ed una suora, provenienti da esperienze diverse ma con una spiccata attenzione al sociale: Stefania Baldini, suora domenicana di Prato, don Fabio Masi, parroco di Paterno a Bagno a Ripoli, don Giacomo Stinghi che per decenni si e' occupato di marginalita' ed in particolare di droga, e don Alessandro Santoro, che alcuni anni fa ha benedetto l'unione tra una donna nata uomo e ed il suo compagno".

Come sempre, quando si parla di omosessualità, si confondono i piani. Quello della Chiesa cattolica e quello della società. Quando si parla di argomenti come l'omosessualità, non si può pretendere che la Chiesa cattolica dia il suo placet ad una condizione umana che contraddice profondamente il progetto di Dio stabilito nella creazione (cfr. Genesi 1-2) per ogni uomo e donna e non solo per i cristiani. Non credo che neppure in futuro potrà mai accadere una cosa simile, perché il dato scritturistico e' chiaro in materia di omosessualità (cfr. Romani 1,26 ss.) e non può esse controvertito. Del resto, pero', la società civile deve garantire anche agli omosessuali alcuni diritti fondamentali, così da tutelare la persona in quanto soggetto esposto a diritti e doveri. Questo quadro di riferimento e', secondo me, importante non tanto per chiarire un dato morale, quanto invece per affrontare il tema dell'omosessualità senza pregiudizi o paraocchi. In poche parole, non si deve chiedere alla Chiesa ciò che essa non può dare.

"Due persone che si amano non sono un attentato alla società. Gli scandali vanno cercati altrove! Scrivono tra l'altro i quattro religiosi che nella lettera per sostenere la loro tesi si rifanno a fonti bibliche e, scrivono: all'esperienza umana che viviamo ogni giorno con queste persone, sentiamo evangelico e naturale accogliere in pienezza di comunione queste differenti forme di amore. Le sentiamo parte integrante del nostro cammino di comunità di fede e di vita, e con loro, così come con tutti gli altri, partecipiamo insieme alla Comunione sacramentale e comunitaria".

Verissimo! Due persone che si amano, anche se dello stesso sesso, non rappresentano un attentato alla società. Così com'è vero che l'omosessualitàscandalo uno scandalo terribile ed insopportabile. Essa e' una condizione esistenziale che e' frutto di una certa evoluzione della persona umana, che invece di seguire la via naturale del rapporto eterosessuale, sceglie di seguire la via del rapporto omosessuale. Sottolineo il verbo "scegliere". E mi chiedo: quanti omosessuali hanno compiuto un cammino di conoscenza di se' e spirituale che li hanno poi condotti a scegliere responsabilmente e consapevolmente la via dell'omosessualità? Non si tratta di "morale" perché anche ai fidanzati si chiede un periodo di discernimento prima di contrarre il matrimonio. Sia per chi decide di vivere con persone lo stesso sesso sia per chi decide di sposarsi, e' secondo me necessario appurare che la scelta sia autentica, ossia che corrisponda a ciò che veramente si vuole per la propria vita. Se due ragazzi dello stesso sesso decidono di vivere insieme e la loro scelta e' frutto di un cammino di consapevolezza umana e spirituale, essi hanno il diritto di vivere così come essi hanno scelto. Essi devono essere altresì consapevoli che la Chiesa non potrà riconoscere giuridicamente il loro stato, ma ciò non toglie che faranno sempre parte di essa e che Dio li ama con un amore infinito, così come ama qualsiasi altro essere umano. Non potranno ricevere la comunione, ma sanno che le forme di comunione con Dio sono molteplici e che ciascuno risponde personalmente delle proprie scelte. Condivido pienamente che esistono anche altri scandali, fanche peggiori, perché imbevuti di un'ipocrisia di fondo che Gesù condanna aspramente nel suo vangelo. Chi, per esempio, frequenta i Sacramenti e continua a vivere una vita dissoluta e dedita ad ogni forma di ingiustizia sociale. Non basta confessarsi, in questi casi, occorre cambiare radicalmente strada ... così come pero' deve cambiare radicalmente strada chi, vive una condizione omosessuale dissoluta e che lo conduce ad involvere piuttosto che ad evolvere ... insomma, ciascuno conosce dentro di se' come comportarsi e se sta seguendo una via che lo rende felice o infelice ...

"E' importante che la Chiesa - prosegue la lettera - riconosca positivamente il cammino della scienza nella conoscenza dell'uomo e non dichiari verità assolute quelle che poi dovrà riconoscere errate, come è accaduto in passato. Questi fatti ci inducono a vedere l'omosessualità in un orizzonte nuovo e ad affrontarla con uno sguardo morale diverso".

Infatti la scienza, soprattutto la psicologia, dice che ciascuna scelta esistenziale - soprattutto se difficile come la scelta omosessuale - deve essere frutto di un cammino di consapevolezza, che impedisca al soggetto di intraprendere una strada frutto di traumi avvenuti in un certo momento della propria vita. Cosa significa infine "avere uno sguardo morale diverso"? Nessuno può condannare, perché tutti condividiamo la stessa natura umana, piena di contraddizioni e fragilità. Chi lo fa, proprio in quel momento dimostra di stare dalla parte dell'accusatore per eccellenza (cfr. Apocalisse 12,7)!

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