
Il libro segreto di Gesù

I grandi misteri irrisolti della Chiesa

Il libro segreto di Papa Ratzinger
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Acqua alle funi!
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- Creato Lunedì, 21 Gennaio 2013 23:42
- Ultima modifica il Martedì, 22 Gennaio 2013 08:58
- Scritto da Simone Venturini
- Visite: 1870
Come sapete, il mio libro parte da una domanda che riguarda l'esorcismo che si trova alla base dell'obelisco al centro di Piazza san Pietro. Non tutti però conoscono la storia del trasporto dell'obelisco dal fianco della Basilica (dove anticamente si trovava il circo di Nerone) al parte antistante. Eccola!
(Fonte: Ilmediano.it) Ci sono state epoche in cui fare l’artista non è stato affatto semplice e persino la pena di morte era un mezzo lecito per garantire o accelerare la realizzazione di un’opera d’arte. Accadde, ad esempio, a Domenico Fontana, architetto ufficiale della corte papale dal 1585 al 1592, cui papa Sisto V affidò l’incarico di trasportare al centro di piazza San Pietro l’antico obelisco che un tempo ornava il Circo di Neron, sul quale oggi sorge parte dell’attuale Basilica Vaticana. Già molti papi prima di lui avevano tentato l’impresa, ma nessun architetto era riuscito a progettare una macchina che fosse stata in grado di sollevare e spostare “la guglia” (ossia l’obelisco) senza romperla e senza il rischio di causare danni.
Quando, nel 1585 il nuovo papa bandì un ulteriore concorso le speranze di vedere finalmente issato e trasportato l’antico monolite in piazza erano ancora poche. Eppure, il progetto di Domenico Fontana sbalordì tutti. Una colossale torre di legno, tenuta da corde di canapa e cerchi di ferro, avrebbe fatto da gabbia all’obelisco, mentre altre funi, tirate con argani e verricelli, avrebbero sollevato e mosso l’imponente pietra dalla sua antica collocazione. Sulla carta il progetto non aveva difetti. Ci sarebbero volute settimane, ma l’obelisco sarebbe stato finalmente spostato.
Tuttavia, la posta in gioco era alta. Da questa impresa dipendevano difatti le sorti e l’immagine di Roma e del suo nuovo pontefice. Anche un solo errore, da parte dell’architetto, avrebbe potuto compromettere il trasporto e l’obelisco sarebbe potuto cadere in pezzi sullo sterrato della piazza.
La gloria della Roma di Sisto V dipendeva, insomma, da lui. Per non correre rischi, quindi, il papa pensò bene di affiancare al Fontana altri due esperti architetti e minacciare l’artista con la pena di morte. Sembrerebbe un’esagerazione, ma la scelta era obbligata, considerando l’importanza e soprattutto i costi dell’avvenimento. Nulla poteva essere lasciato al caso e varie misure precauzionali furono predisposte per garantirne il successo. Tra queste, la pena capitale per chiunque dei non-addetti avesse osato scavalcare o forzare i cancelli dello steccato, cui potevano accedere solo gli operai, o avesse parlato o fatto rumore durante i lavori. All’interno del recinto, per spaventare la folla, il boia piantò la forca.
In questo clima, il 30 aprile del 1586, nell’assoluto silenzio della piazza, dopo la solenne benedizione del papa, Domenico Fontana iniziò lo spostamento dell’obelisco, sotto gli occhi curiosi dell’enorme massa di spettatori accorsa da Roma e dintorni ad ammirare la colossale impresa.
Temendo per la sua vita, l’artista sorvegliò attentamente ogni singolo movimento, tenendo sotto controllo i circa 900 uomini e i 75 cavalli reclutati per l’occasione. Ad ogni suo comando la guglia veniva alzata, abbassata e trascinata lungo il percorso. Il peggio si temette solo quando, settimane dopo, l’obelisco doveva essere issato verticalmente e posizionato sul suo nuovo basamento, al centro della piazza.
Si racconta infatti che, vedendo uscire del fumo dalle corde, nel momento di massima tensione, uno dei presenti, sfidando temerariamente la pena capitale, gridò con voce possente: “Acqua alle funi!”. Subito il Fontana ordinò che venissero bagnate le corde, evitando così l’incombente disastro. Il coraggioso spettatore, che si scoprì poi essere un esperto marinaio, fu arrestato e portato al cospetto del papa, il quale, risparmiatagli la vita, lo premiò per la sua repentina audacia. Erano occorsi mesi di lavoro, ma il 10 settembre la guglia era eretta e posizionata sul basamento. Da Castel Sant’Angelo alcuni colpi di cannone diedero il segnale che l’impresa era conclusa. Giorni dopo fu smontata la torre di legno, che ancora custodiva l’obelisco, e posizionata sulla cima del monolite la croce. Con questo gesto la Chiesa proclamava la sua vittoria sul mondo pagano e il suo trionfo nella Storia. Domenico Fontana fu profumatamente ricompensato e molti altri obelischi, sparsi in altre celebri piazze di Roma, furono poi spostati, negli anni successivi, sotto la sua direzione.
È certo che l’artista temette a lungo per la sua incolumità, eppure, qualora l’architetto avesse fallito nell’impresa, alle porte della cittadella vaticana, vari cavalli e uomini scelti erano stati posizionati per garantirne la fuga dalla città. Fu lo stesso Sisto V a concordare con il Fontana questo piano. Il pontefice, infatti, favoriva Domenico da molto tempo e per questo, dopo la sua elezione al soglio pontificio, lo aveva fatto architetto ufficiale di corte. Obelisco o no egli restava, agli occhi del suo patrono, come ai nostri, uno dei più grandi architetti che la storia avesse mai conosciuto.






Commenti
direi "NI" Caro Mario,
..e mi spiego. Nonostante si possa parlare di una simile tenacia è l'obiettivo che è completamente diverso. Cristo, nell'apparente sconfitta del Golgota e della Croce ha vinto il mondo una volta per sempre.
Nel caso specifico la tenacia del Fontana e di Papa Sisto V hanno vinto il loro tempo (con sfoggio di però anche di "potere" non da tutti capibile ai giorni nostri - lo stesso problema che si ha con le donazioni degli ex-voto nelle Chiese).
Grazie della nozione storica Simone..
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