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Perché la gente non va in Parrocchia?
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- Creato Mercoledì, 23 Gennaio 2013 07:46
- Ultima modifica il Mercoledì, 23 Gennaio 2013 08:16
- Scritto da Simone Venturini
- Visite: 2184
La gente frequenta sempre meno le parrocchie, salvo qualche eccezione. Ciascuno di noi puo' constatarlo facilmente, non tanto alle messe domenicali, quanto invece durante la settimana, alle cosiddette messe feriali (quelle di ogni giorno). Se non fosse per quel gruppetto di vecchiette, a cui sporadicamente si aggiungono i parenti di defunti per cui si celebra la messa, il prete sarebbe spesso costretto a celebrare quasi da solo! Per non parlare delle attività formative. Qual e' la percentuale della popolazione che vive nel territorio parrocchiale e che frequenta incontri biblici o di altro tipo?
Per porre rimedio ad una tale situazione, spesso si ricorre agli espedienti piu' bizzarri, nell'intento di "attirare" persone - soprattutto giovani - alla parrocchia. Si organizzano allora feste, pub, con tanto di stands gastronomici, discoteche, spettacoli vari. Iniziative lodevoli, ma che spesso non fanno altro che aumentate la frustrazione del parroco, il quale vede che nonostante l'impegno, la gente che viene a messa o che frequenta gli incontri formativi e' sempre quella.
Non e' forse giunto il momento di chiedersi con franchezza cosa non va? Occorre anzitutto chiedersi quali siano gli elementi irrinunciabili di qualsiasi parrocchia, quei momenti senza i quali essa sarebbe una semplice associazione con fini sociali. Anzitutto uno: il RITO. Quella che noi chiamiamo "messa", altro non e' che il rito che piu' caratterizza la religione cattolica. Insieme ad essa, anche i sette sacramenti sono dei riti. Il rito e' un insieme di gesti e simboli la cui ripetizione da parte del sacerdote e dei credenti permette di sottrarre l'esistenza dal caos del nonsenso, per reinserirla nel progetto cosmico voluto da Dio per l'uomo e la donna all'inizio del tempo. Pensate che, i racconti della creazione - Genesi 1 - sono nati e sono stati tramandati in un contesto liturgico, proprio perche' il legame tra cosmo e rito e' inscindibile e caratterizzante anche le alte religioni mondiali.
Insomma, quando partecipi alla Messa hai la possibilità di dare alla tua esistenza un senso, una direzione. Per esempio, l'altare posto in una zona un po' più elevata rispetto al resto della chiesa, rappresenta - e' un simbolo - il monte di Dio e il centro del mondo. Partecipare a ciò che vi si celebra, significa recuperare ciò che più conta per noi, per raggiungere così il nostro "centro". L'acqua, il simbolo così abbondantemente presente sia nella Messa che negli altri sacramenti, rappresenta la possibilità di rinnovarsi e di rinascere, di lasciare una vita caotica per iniziare un'esistenza nuova. Ed e proprio di questo che la gente avverte il bisogno: non sentirsi soli, spezzare la spirale del nonsenso per recuperare la consapevolezza di far parte di qualcosa di grande e di nuovo.
Sostanzialmente, quindi, non sono molti gli "ingredienti" che servono per trasformare una parrocchia in un luogo di rigenerazione interiore. Basta che certi gesti - come la Messa - siano ripetuti sempre allo stesso modo, bene, lentamente e con solennità. Occorre abbandonare improvvisazioni, cambiamenti estemporanei, inutili intromissioni e distrazioni, per concentrarsi unicamente su ciò che da secoli si fa. L'altro elemento - insieme a Messa e Sacramenti - e' l'approfondimento e la meditazione della Bibbia, che contiene per milioni e milioni di persone in tutto il mondo le parole di Dio per l'uomo. Dovrebbe essere al centro di tutte le attività della parrocchia e dovrebbero essere istituite - come avviene tra i nostri cari fratelli protestanti - vere e proprie scuole bibliche, attive soprattutto d'estate. Perché?
Approfondire, meditare, far si' che le parole di Dio diventino le parole di ogni giorno nelle più diverse necessita' o situazioni esistenziali e' ciò che di più importante può essere offerto all'uomo dalla Chiesa e dai cristiani. Nel fluire caotico delle immagini e delle parole della società mediatica e consumistica, le parole eterne di Dio rappresentano quella costante fissa attorno alla quale recuperare la nostra identità di individui all'interno dei vari gruppi di appartenenza. Un invito, quindi, in questi mesi di ferie: siano dedicati a ripensare cosa possiamo fare, all'interno della parrocchie, per restituire a tutti un briciolo di a in più ... senza imbarcarsi in inutili e spesso dispendiose iniziative che rappresentano non il cosmo, ma quel mondo di cui la gente e' veramente stanca!






Commenti
teologici perchè non tutti possono essere teologi ma tutti siamo chiamati ad essere catechisti coerenti in continua formazione e crescita esprimendoci con le parole dei semplici perchè il vangelo è semplice e,con la vita che trasformata dall'incontro con Gesù vivo e presente, diventiamo un cuore contemplativo attivo nella
carità! passiamo da "cristiano ma non pratico" a "cattolco praticante, credente e fervente"!
ecco cosa dice papa BenedettoXVI sulla nuova evangelizzazion e
http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/c
faith/documents/rc_con_cfaith_doc_20071203_nota-
evangelizzazion e_it.html
la "spesa", pensiamo a tutt'altro piuttosto che entrare nell'interiorit à del rito e se non ci riusciamo ci giustifichiamo dicendo che la fede è
solo un sentimento, qualcosa di personale, per pochi, ma è solo perchè presi dal rumore esteriore, dalla frenesia della vita che non riusciamo a fare silenzio e lasciarci riempire dalla presenza viva di Gesù che abbiamo grazie
alle mani consacrate dei suoi ministri e
soprattutto all'opera dello Spirito Santo..colgo l'occasione per dire a nicola
più volte, diceva che se si lascia una parrocchia senza il suo parroco, i fedeli arrivano ad adorare le bestie!e non ha torto! Abbiamo bisogno di Dio, della sua paternità, di vivere il suo
amore in Gesù Cristo, Nostro Signore, della sua pace e liberazione nei sacramenti, nel rito della santa messa e nella parola che Egli ci ha annunciato che non tutti leggono tutti i giorni
per arrivare ad assimilarci in Cristo come il santo curato d'ars ci è d'esempio...e comunque nel mio paese, anni fa, ci sono state delle iniziative
per i giovani, si è fatta una sorta di discoteca nell'oraotorio ed è stato un fallimento e meno male! si riparta dalla famiglia, piccola chiesa domestica ad essere esempio di testimonianza diretta e trasmettere veri valori.. tanto a chiederci perchè la gente non va
più in parrocchia, perchè non è importante il numero e il voler a tutti i costi avvicinare persone ma ognuno di noi si chieda in cuor suo:
"Misericordia io voglio, non sacrifici".
E certo, concordo al 100% che bisognerebbe istituire corsi di vera teologia (fra l'altro sempre in progresso) su base regolare e continua.
POST-SINODALE
CHRISTIFIDELES LAICI
DI SUA SANTITA'
GIOVANNI PAOLO II
SU VOCAZIONE E MISSIONE DEI LAICI
NELLA CHIESA E NEL MONDO
Ai Vescovi
Ai sacerdoti e ai diaconi
Ai religiosi e alle religiose
A tutti i fedeli laici
INTRODUZIONE
1. I FEDELI LAICI (Christifideles laici), la cui « vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo a vent'anni dal Concilio Vaticano II » è stato l'argomento del Sinodo dei Vescovi del 1987, appartengono a quel Popolo di Dio che è raffigurato dagli operai della vigna, dei quali parla il Vangelo di Matteo: « Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna » (Mt 20, 1-2).
...
Andate anche voi. La chiamata non riguarda soltanto i Pastori, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, ma si estende a tutti: anche i fedeli laici sono personalmente chiamati dal Signore, dal quale ricevono una missione per la Chiesa e per il mondo. Lo ricorda S. Gregorio Magno che, predicando al popolo, così commenta la parabola degli operai della vigna: « Guardate al vostro modo di vivere, fratelli carissimi, e verificate se siete già operai del Signore. Ciascuno valuti quello che fa e consideri se lavora nella vigna del Signore »
Gesù figlio di Dio abbi pietà di me ... Signore misericordia perdonami ...
avete tutti “ragione” e cercherò avvicinare le parti in dialogo. Simone ha perfettamente ragione non solo quando stigmatizza la scarsa attenzione per il Rito della Santa Messa ma, anche per la modalità con cui noi tutti dobbiamo parteciparvi (alla Messa non si assiste, nda). Un appunto, il suo, alla Sostanza e non tanto all’apparenza. Il richiamo poi alla formazione del Cattolico è perfettamente in linea con quanto ribadito da Benedetto XVI per quest’anno della Fede. Ed in linea con gli apposito corsi di Teologia per laici che tanto possono arricchire la nostra crescita (io ne seno un esempio!). Parliamo più della Sacra Scrittura e parliamo più di altri aspetti, solo apparentemente secondari, come il simbolismo religioso;
Amici, un simbolo è pericoloso perché può assumere tanti significati quanti uomini abitano la Terra.. Rimando come esempio il gravissimo danno fatto da Don Brown con “il Codice Da Vinci”. Ora noi dobbiamo comprendere il senso profondo attraverso cui esso ci interroga. Non lasciamo che nelle parrocchie si vedano solo volantini o locandine che annuncino “catechesi per adulti” che in realtà sono incontri del Cammino Neocatecumenale e toccano solo specifiche tematiche.
Con Matteo, anche io dico che è il Sacerdote a fare la parrocchia intendendo però con questo che “il Prete deve fare il Prete e non l’amministrator e di condominio”, essere Pastore! E quindi anche Giovanni ha piena ragione nell’indicarci l’importanza data dal Concilio Ecumenico Vaticano II sulla sinergia che noi laici dobbiamo apportare alla vita delle nostre Parrocchie .. direi, anche noi dobbiamo “sporcarci le mani” e non demandare, ognuno nel suo piccolo ambito. Su una cosa però, Caro Giovanni, permettimi una precisazione: come Cattolici siamo chiamati a fare Bene (bonum facere) e, non solo a fare del bene. Non si riduce tutto a semplice ”buonismo” ma proprio come hai detto Tu, a fare bene i Cattolici se ho inteso bene!
Un saluto a tutti
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