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Il nuovo libro di Susanna Tamaro
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- Creato Giovedì, 24 Gennaio 2013 07:25
- Ultima modifica il Giovedì, 24 Gennaio 2013 07:30
- Scritto da Cristian Colantuono
- Visite: 1836
Ne scrivo un’anomala recensione: molti critici in passato hanno scritto sulle sue storie delle recensioni negative - con ogni evidenza per un attento lettore di Susanna - senza averne letto nemmeno una pagina. Al massimo leggendo solo la trama che si trova nella copertina. Non si può scrivere una recensione contraria senza aver letto per intero il testo: il critico così comportandosi dimostra un pregiudizio sull’autore del libro più che sul contenuto della storia. Si può invece scrivere una recensione positiva anche solo leggendo poche righe? Sì, come si può dubitarne se conosci le radici dell’autore e sai che i suoi alberi hanno sempre offerto eccellenti frutti? Fiducia tra fedeli ma anche sicurezza d’intenti comuni nei concetti espressi. Infatti è scritto nelle Sacre Scritture: “Il residuo superstite della casa di Giuda continuerà a mettere radici in basso e a fruttificare in alto. (Is 37,31)
Nel capitolo 1 Susanna ci dice in merito ai neonati: “Si può venire abbandonati in un cassonetto e morire così, in mezzo alle plastiche sporche e alla spazzatura putrescente”. Quasi profetica, tra poco vedremo perché. Sempre nel capitolo 1 narra di quando, subito dopo la sua nascita, i genitori portandola in braccio a casa dovevano superare l’ostacolo della ripida salita che c’era per arrivare al loro palazzo, in quella notte buia e tempestosa con bora, neve e : “[…] il ghiaccio rendeva ogni loro passo un miracolo di abilità,” Solo per le due frasi citate si può già comprendere che le radici sono sane, fondamenta sulla roccia. Leggendo quest’ultimo passo sul ghiaccio e sulle abilità umane, mi è venuto uno strano accostamento solo in apparenza lontano letterariamente, ma vicino nell’Amore del senso profondo in essi celato.
Nel suo libro “Il Vangelo del bambino interiore – una lettura di Matteo” Simone Venturini ci dice nell’introduzione che: “[…] per non incorrere in una lettura fondamentalista del Vangelo, esso va però integrato con una comprensione ermeneutica del testo. Solo così, a mio avviso, il linguaggio evangelico potrà guarire tante esistenze umane attanagliate e dalla paura e dall’angoscia.” “Paura e angoscia” nel testo di Simone e “ghiaccio” per Susanna: ostacoli da superare, che l’uomo e la donna, gli esseri umani, spesso riescono a superare in un modo o nell’altro, ma quasi sempre grazie alla Grazia di Dio. Solo con la sua esistenza si spiegano la “forza interiore” con cui la nostra specie riesce a modificarsi seguendo l’ambiente.
“Al soffio di Dio si forma il ghiaccio e le distese d’acqua si congelano.” (Gb 37,10) oppure “Soffia la gelida tramontana, sull’acqua si condensa il ghiaccio; esso si posa sull’intera superficie d’acqua, che si riveste come di corazza.” (Sir 43,20) Susanna e Simone nelle due citazioni mi fanno ipotizzare che ci vogliano dire: Non temete, non dobbiamo preoccuparci per il futuro: ora dobbiamo attraversare il ghiaccio, sciogliere la corazza, vincere la paura, rimuovere le angosce! Ecco come sempre arrivare in aiuto le Sacre Scritture: “Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: alzatevi e non temete”. (Mt 17,7) L’uomo di oggi teme la propria interiorità: vive solo di tecnologia, si è dimenticato dei Sacramenti e delle Sacre Scritture, addirittura di Dio: la Scienza suo nuovo ed unico Dio! Ma noi l’unico Dio, l’unico Maestro, l’unico Eterno sacerdote l’abbiamo già: Gesù Cristo, che ha donato sé stesso per noi.
Le Sacre Scritture sembrano diventate solo lettera morta, o semplice letteratura, solo da leggere letterariamente per non sembrare troppo bacchettoni - per assurdo al contrario del suo significato - nel voler cercare i sensi più profondi, senza cercare invece di “comprendere” – superiore al “capire” solo il testo come immagine scritta – il senso allegorico, metaforico e, soprattutto, profetico delle Sacre Scritture. Le parole che compongono i testi sacri sono spesso sentite solo con gli occhi esteriori: ma così sono come una casa costruita sulla sabbia, che alla prima scossa crolla o almeno si frantuma in tanti pezzettini senza più senso, senza più Amore, e, quindi, senza più Speranza. Vogliamo invece superare le nostre angosce? le paure? l’ostacolo-ghiaccio del nostro cuore? come hanno compiuto l’altro giorno un barista e un dipendente di un garage in centro a Bologna, che passando davanti un cassonetto, a pochi metri dalla Curia Arcivescovile, sentendo dei rumori, dei lamenti – non sono passati oltre, indifferenti, non per cattiveria magari, ma solo per timore – invece si sono fermati ed hanno tirato fuori dalla spazzatura una neonata viva che ora si chiama Maria Grazia!






Commenti
Sono andato avanti nella lettura - ora sono a pagina 161 - e mi sa che ci ho proprio preso... però vorrei aggiungere una cosa: ma per una volta nella vita voglio mettere in pratica 3 parole: prudenza, riservatezza e quindi discernimento. In futuro vedremo...
Viviamo coscientemente come in un mondo ovattato nella nebbia. Perché se guardiamo dentro, come hai ben sintetizzato, allora dobbiamo "Agire"; il che appunto significa Vivere e non sopravvivere!
Eppure Dio, ci dice chiaramente con "segni" come sono Maria Grazia e l'altro Bimbo abbandonato in una toilette di un McDonad's romano, che la Vita non dipende dal mondo ma dal nostro servizio al Cosmos, l'ordine che Dio stesso vuole
Grazie
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