Il fumo di Satana ...

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papaQuesta mattina seguente lo storico ed apocalittico annuncio delle dimissioni del Papa, riporto una parte del mio I grandi misteri irrisolti della Chiesa, dove parlo del "fumo di Satana". Ne parlò PaoloVI ed oggi è più vero che mai ... quante persone nella Chiesa stanno veramente servendo Dio e quante, invece, stanno servendo qualcuno o qualcos'altro? Il gesto del Papa è un grido estremo contro costoro ... stanno squillando delle trombe, le ascolteremo?

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Diverse sono le particolarità della prima città che gli Israeliti conquistarono quando entrarono nella Terra Promessa, Canaan. Posta a ben 240 metri sotto il livello del mare, è oggi chiamata Gerico e si trova nei territori controllati dall’autorità palestinese. Dopo Damasco, è la città più antica del mondo, poiché gli archeologi hanno individuato insediamenti umani già diecimila anni prima di Cristo. La Gerico di cui si parla nella Bibbia non coincide però con l’attuale città, ma si troverebbe a circa dodici chilometri a nord del Mar Morto, adagiata su una collinetta chiamata Tell-el-Sultan. Gli archeologi hanno scavato in quest’area a partire dalla fine del xix secolo, riportando alla luce però ben poco del periodo in cui Giosuè condusse qui il popolo eletto. Ecco come cadde nelle sue mani (Giosuè 6): Sette sacerdoti porteranno sette trombe di corno d’ariete davanti all’arca; il settimo giorno poi girerete intorno alla città per sette volte e i sacerdoti suoneranno le trombe.

Quando si suonerà il corno dell’ariete, appena voi sentirete il suono della tromba, tutto il popolo proromperà in un grande grido di guerra, allora le mura della città crolleranno (Giosuè 6,4-5). Più che di un atto di guerra, quello descritto dalla Bibbia sembra piuttosto un gesto liturgico: non vi sono soldati, ma sacerdoti che suonano un tipico strumento musicale liturgico – il corno – e che marciano intorno alla città. Chi scrisse il libro di Giosuè rimase colpiti dal modo in cui Gerico fu distrutta, tanto che ne attribuì la causa a Dio, il quale li assisteva durante la delicata fase della penetrazione nella Terra Promessa. Potrebbe darsi che, proprio per ricordare questo evento, sia nato nella zona circostante (forse nel vicino santuario di Galgala) un culto religioso assai singolare, dove sacerdoti e popolo correvano intorno alle mura – già cadute – di Gerico, i primi suonando i corni, i secondi lanciando un grido di guerra per commemorare così quello straordinario evento. Tuttavia, si tratterebbe di un rito liturgico assai strano. Ecco perché i più antichi interpreti della Bibbia cercarono di trovare il significato segreto della caduta delle mura di Gerico. Origene – vissuto nel iii sec. d.C. – pensava che quella città rappresentasse il mondo intero, che un giorno sarebbe stato distrutto dal suono delle trombe (cfr. Prima lettera ai Tessalonicesi 4,16). Origene basava la sua interpretazione sul fatto che in ebraico non c’era differenza tra i nomi di Gesù e di Giosuè, poiché entrambi sono la traslitterazione greca dell’ebraico Yehoshu‘a. Questo collegamento tra il libro di Giosué e il Nuovo Testamento si baserebbe anche sulla ricorrenza del numero sette, che compare anche nell’Apocalisse. Il numero rappresenta la totalità e, nel caso delle sette trombe di Gerico e dell’Apocalisse, un processo al termine del quale si attuerà un cambiamento storico epocale. In Giosuè si trattava della caduta della città, mentre nell’Apocalisse porterà alla caduta di Babilonia la Grande (cfr. Apocalisse, capitolo 17). In particolare, il suono della quinta tromba è di particolare importanza. Vi si legge, infatti, che un misterioso astro cadde dal cielo con in mano una chiave con cui aprì il pozzo dell’abisso. Da qui salì un fumo che oscurò il sole, in mezzo al quale c’erano degli scorpioni che – obbedendo al comando di un re chiamato angelo dell’abisso –tormentavano chi non aveva il sigillo di Dio sulla fronte (cfr. Apocalisse 9,1-11). A questa profezia apocalittica legata al suono della quinta tromba sembra alludere non un personaggio qualsiasi, bensì il successore di Pietro in persona, Paolo vi, che il 29 giugno 1972 disse di temere che da qualche fessura sia entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio. C’è il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, il confronto. Non ci si fida più della Chiesa; ci si fida del primo profeta profano che viene a parlarci da qualche giornale o da qualche moto sociale per rincorrerlo e chiedere a lui se ha la formula della vera vita. E non avvertiamo di esserne invece già noi padroni e maestri. È entrato il dubbio nelle nostre coscienze, ed è entrato per finestre che invece dovevano essere aperte alla luce. Dalla scienza, che è fatta per darci delle verità che non distaccano da Dio ma ce lo fanno cercare ancora di più e celebrare con maggiore intensità, è venuta invece la critica, è venuto il dubbio. […] Anche nella Chiesa regna questo stato di incertezza. Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. È venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza. Predichiamo l’ecumenismo e ci distacchiamo sempre di più dagli altri. Cerchiamo di scavare abissi invece di colmarli. Non credo possa esistere una lettura più autorevole della realtà, almeno nella Chiesa cattolica, di quella di un papa. Paolo vi si riferiva non solo alla situazione della società a quei tempi, ma anche a quella del Vaticano. Ma tornando all’Apocalisse, prima che suoni la settima tromba, ci sarà probabilmente un periodo in cui il sole sarà oscurato. Un periodo, cioè, in cui le tenebre e il caos inizieranno a minacciare il cosmo, incluso lo spazio che più lo rappresenta: la Chiesa. In particolare, le parole di Paolo vi sembrano riferirsi proprio al clima di confusione che seguì il Concilio Vaticano ii e che – a quarant’anni di distanza – oggi è più grande che mai. Pare anzi che la situazione sia ancora peggiorata. Siamo perciò giunti alla tremenda epoca della settima tromba? I ritmi del tempo di Dio sfuggono a ogni tentativo di trovarne una corrispondenza in quelli dell’uomo, eppure, sto progressivamente raccogliendo indizi preziosi per cercare di capire, alla fine, dove il nostro mondo – Chiesa compresa – è diretto.(io non lo anticiperei così di continuo…) Le trombe annunciano così la progressiva vittoria del bene sul male. Un mondo – quello del male – i cui alleati sembrano però auto-distruggersi. Infatti, dal fumo che sale dall’abisso escono degli scorpioni, ossia dei flagelli che – cosa strana – non perseguitano i buoni, ma proprio coloro che hanno permesso loro di scatenarsi: Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba, né arbusti, né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte (Apocalisse 9,3-4). La tromba suona sempre dall’alto e porta con sé un giudizio di condanna per coloro che saranno rovinati non da Dio, ma dal sistema corrotto e violento che loro stessi hanno contribuito a costruire.

Commenti   

 
+2 #3 Mario 2013-02-13 10:46
E' incredibile come riesci a collegare gli eventi attuali con quelli apocalittici... Ottimo, Simone
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+3 #2 Domenico 2013-02-12 14:27
Grazie della bella riflessione Simone e grazie anche a Crescenzo. Noi riusciamo a percepire solo una parte del disegno...
Ma se mettiamo insieme tutte queste "visioni locali" arriviamo al riflesso della Visione del Piano Salvifico, che Dio ci affida come vocazione interiore.
E dico di più, è ora che le nostre trombe squillino!
Proprio nel momento di massima incertezza terrena si rivela la certezza eterna, Nostro Signore Gesù Cristo.
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+2 #1 Crescenzo 2013-02-12 12:50
Anch'io, nel mio piccolo, ho svolto una riflessione, che incrocia alcune visioni apocalittiche del Novecento:

http://crescenzofabrizioblog.wordpress.com/2013/02/11/come-wojtyla-nel-segno-di-maria-2/
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