Gesù e la storia (Prima parte)

AddThis Social Bookmark Button

GerusalemmeLa ricerca del Gesù storico, è giustificata e guidata da un evento fondamentale, che è anche il fondamento stesso della fede cristiana. Questo evento storico, l’incarnazione del Figlio di Dio, si situa nel tempo e nello spazio per mezzo di due coordinate che corrispondono alla storia ed alla geografia di una piccola regione del Medio Oriente, durante gli anni del primo imperatore romano Ottaviano Augusto. Questa regione, lunga, «da Dan a Bersabea» (Gdc 20,1) poco più di 240 Km e larga poco più di 120 Km, corrisponde a quella che i romani chiamavano Syria Palaestina. La Palestina storica (con qualche puntatina in Fenicia, nella Decapoli, in Trangiordania e in Egitto), costituisce dunque lo scenario entro il quale, circa due millenni or sono, visse ed insegnò un ebreo di nome Gesù da Nazareth. 

La ricerca «di» Gesù è indissolubilmente abbinata alla ricerca «su» Gesù. «Su» e «di» Gesù di Nazaret, ci parlano primariamente gli scritti canonici, redatti subito a ridosso degli eventi, cristallizzando la memoria di alcuni testimoni oculari. Intorno a Lui ruotano le frammentarie testimonianze apocrife, riflesso della ricerca e degli orientamenti dottrinali delle prime comunità cristiane sorte, fino al IV secolo d.C., in ambienti culturali così differenti e talvolta contrapposti:

i giudeo-cristiani di Palestina, gli ebioniti della Siria, i nazarei sulle rive del Giordano, i mandei iracheni, gli elcasaiti di Arabia, i marcionisti del Ponto, i basilidiani egiziani e tutti gli esponenti dello gnosticismo. Accennano a Lui e ai primi seguaci poche altre fonti antiche extracristiane (Svetonio, Vita Caludii XXIII, 4; Vita Neronis XVI, 2, Tacito, Annales, XV, 44, Flavio Giuseppe, Antiquitates Iudaicae XX, 200). Ma c’è un documento privilegiato, unico, che annulla la mediazione del tempo intercorso tra noi e l’uomo Gesù, proiettandoci direttamente nel suo spazio: il reperto storico, il dato archeologico.

Certo, in quanto dato scientifico, con un suo intrinseco valore documentale, il dato archeologico è soggetto ad una esegesi, ad una interpretazione storiografica, ad una mediazione culturale, talora inficiata dalle categorie o precomprensioni degli studiosi che se ne occupano, ma rimane pur sempre una fonte, un dato, un documento, a disposizione di ogni possibile tentativo di ricostruire, attraverso di esso, il personaggio storico Gesù di Nazareth e il suo ambiente vitale; anzi, per essere più precisi, “nel” suo ambiente vitale oggettivo.

L’Archeologia, intesa come scienza storica, ebbe proprio in Terra Santa, durante il governo mandatario Britannico una delle prime palestre dove essa affinò la sua metodologia. Da allora si sono succedute a ritmo costante le scoperte piccole o clamorose, occasionali o sistematiche che, in qualche modo hanno apportato un tassello, una tessera in più per la ricomposizione dell’affascinante mosaico sul rabbino itinerante di nome Yeshua – questo il suo nome in lingua semitica – nato nella «città di Davide» a Betlemme di Giudea e vissuto in un villaggio marginale della Galilea chiamato Natzereth. Segni e documenti materiali del passaggio di questo predicatore continuano a venire alla luce, ad esempio, sulle coste del Lago di Tiberiade, il Mare di Galilea, come un po’ pomposamente lo chiamano i vangeli.

Dal fango delle sue coste sono riemersi i resti lignei di una barca e ancore litiche, pietre da attracco, moli, pesi per le reti, strumenti che rimandano all’attività dei pescatori del tempo, il mestiere dei suoi primi seguaci. Le strade, i tracciati da lui percorsi, ad esempio nella valle del Giordano, ci sono noti, ed alcuni sono ancora in uso, come la salita di Maale’ Adumim. È anche possibile ricostruire i suoi spostamenti nella Gerusalemme erodiana del tempo: da Betania scendendo il monte detto degli Ulivi, l’attraversamento del torrente Cedron sul ponte, l’entrata nelle mura urbiche con le sue differenti cinte, le piscine di Bethesda presso la porta delle pecore e la grande piscina di Siloe, a oriente del tempio. L’imponente mole in conci di pietra rosata del tempio di Erode il Grande, in quei giorni ancora in via di ultimazione, con le botteghe dei cambiavalute, i quartieri con le abitazioni dei sadducei, nella città alta. E ancora, i luoghi dei suoi ultimi giorni: il giardino del Getsemani, la Fortezza Antonia sul fianco Nord del Tempio, il Palazzo di Erode con le sue torri inglobate nelle mura orientali, il Golgota all’esterno del circuito murario, l’adiacente antica zona di cave estinte adibita a sepolcreto, dove fu eseguita la condanna e gli fu data sepoltura.

La continua scoperta di nuovi elementi – qui un condotto fognario, lì un ramo dell’acquedotto, poco oltre una strada a gradini, i resti di un palazzo, un ossario graffito in un’area cimiteriale – delineano con sempre maggiore nitidezza il «plastico», l’assetto topografico, della città di Gerusalemme.

Vi sono poi scoperte che hanno propiziato in maniera determinante nell’ultimo mezzo secolo la ricerca sul contesto storico-religioso del ministero di Gesù: l’ambiente giudaico del I secolo. È indubbio, in tale senso, il progresso e lo stimolo apportato alla conoscenza delle fonti antiche giudaiche ed ellenistiche – che costituiscono l’ambiente storico-culturale del Nuovo Testamento – dalla pubblicazione dei rotoli del Mar Morto o dei papiri di Nag Hammadi, due biblioteche miracolosamente preservatisi per il clima secco dell’ambiente desertico.

Oggetti di uso comune, ceramica da cucina, vasi di pietra per le abluzioni, lucerne e lucernieri, semplici unguentari di terracotta, aryballoi di vetro trasparente, preziosi alabastri per i profumi, macine biconiche di basalto per la macinatura del grano, mole e frantoi oleari… pavimenti di pietra delle case, le soglie monolitiche, i tetti di legno e fango, i forni per il pane giornaliero, vengono portati alla luce nelle campagne archeologiche di quest’area di Levante.

La massa di tasselli a disposizione per ricomporre il puzzle è impressionante. Negli ultimi anni, specie in ambito accademico americano, vi sono stati diversi tentativi di sistematizzazione e di utilizzo del dato archeologico come fonte di comprensione (continua) 

(di Pierbattista Pizzaballa ofm - 
Custode di Terra Santa - Contributo al Convegno ISSR 2009 «Alla riscoperta del Gesù storico» -Brescia 8/10/2009 - per gentile concessione di Donato Calabrese)

se vuoi approfondire: Gesù storico

Commenti   

+1 #2 Don 2014-07-23 08:18
Bravo Simone! Questo dovrebbero fare i biblisti ...
Citazione
+1 #1 ausonio 2014-07-22 16:24
Simone qui c'è da "mangiare" per tutto l'anno (una scorpacciata di link)... ciao e auguri
Citazione

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna