Le piaghe d'Egitto e i dieci segreti di Medjugorje

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mariamedjugorjeDopo aver ricevuto da Dio sul Sinai la missione di liberare gli ebrei dalla schiavitù egizia (cfr. Esodo 4-7), Mosè intimò al faraone di liberare gli Ebrei. Quando questi si rifiutò categoricamente, Dio gli mandò, per mezzo di Mosè, le cosiddette dieci piaghe d’Egitto (cfr. Esodo, capitoli 7-12):

l’acqua che diventa sangue
le rane che fuoriescono dal Nilo
la polvere della terra che si trasforma in zanzare
l’invasione dei mosconi
una moria generalizzata di bestiame
il pulviscolo che genera delle ulcere nell’uomo e negli animali
la grandine
l’invasione delle cavallette
le tenebre
la morte dei primogeniti

Le scienze naturali forniscono indizi preziosi per capire la maggior parte dei fenomeni che costituirono le piaghe d’Egitto. Infatti, le acque del Nilo possono assumere un colore rossastro quando il livello del fiume si abbassa, prima delle inondazioni; allo stesso modo, le rane invadono la terra quando viene invasa dall’acqua, mentre le zanzare sarebbero il fastidioso ricordo che segue le inondazioni. Possibili anche le invasioni di cavallette e di mosconi, ossia di insetti più grandi delle zanzare, così come le malattie epidermiche che provocano ulcerazioni in uomini e animali.

A livello atmosferico, anche in Egitto possono verificarsi – anche se raramente – violente tempeste associate a disastrose grandinate. Il buio potrebbe invece essere causato da una massiccia tempesta di sabbia che può ridurre drasticamente la luce solare: quindi il buio forse sì, ma non le tenebre. Parlando della luce di cui si parlava nella Creazione, ho sostenuto che fosse diversa dalla luce del giorno. Il testo originale in ebraico racchiude un prezioso indizio: «Dio disse: “Sia la luce (in ebr. ’or)” e la luce fu […] Dio chiamò la luce giorno (yom) e le tenebre (chòsheq) notte (làylah). E fu sera (‘érev) e fu mattina (bòqer). (Genesi 1,3-5).

Se la luce è il giorno, perché poi la si definisce mattina? Perché, probabilmente, la luce non coincide con la sera, né con la mattina. Ciò vale anche per le tenebre, che Dio chiama notte. E allora perché si dice dopo «e fu sera»? Le tenebre che calano sulla terra d’Egitto restano un fenomeno veramente misterioso. Il profeta Isaia – nell’viii secolo a.C. – parla di tenebre in riferimento all’invasione dell’esercito assiro cui segue il luminoso evento del ritorno dei deportati in patria (Isaia 9,1).

Anche Gioele – nel v sec. a.C. – annuncia le tenebre prima del giorno del Signore (Gioele 3,4). Soprattutto, però, le tenebre precedono la luce che caratterizza le apparizioni di Gesù dopo la sua morte (cfr. Luca 24,4). In questi brani, specialmente nella Genesi, Dio viene associato alla luce e mai alle tenebre. Anche le tenebre, perciò, come la luce non sembrano essere un simbolo. Non evocano qualcosa, ma sono qualcosa; non coincidono con l’assenza della luce – il buio – ma sono una presenza attiva, dinamica e perfino progettuale.

Dobbiamo però a questo punto accantonare la spiegazione naturalistica delle piaghe, per entrare in un altro ordine di idee, che molti biblisti difficilmente accettano. Le tenebre sono la rappresentazione più efficace del caos precedente la Creazione. Un mondo che Dio implicitamente definì in termini negativi (cfr. Genesi 1,3), che non fa parte del suo progetto primordiale, e anzi ne rappresenta una costante minaccia (cfr. Giobbe 38,8-11). Potremmo dire che le tenebre sono altresì la rappresentazione più eloquente del mondo del male, da cui di tanto in tanto emergono figure sinistre come il serpente. Questi personaggi danno voce al caos e cercano di portare sulla terra un’alternativa al cosmo.

Nella Genesi ho già scovato un paio di questi maligni tentativi. Il primo (Genesi 1-6) nato dall’obbedienza di Eva al serpente; il secondo sgorgato dal progetto edilizio della Torre di Babele (Genesi 11). Entrambi questi progetti furono poi azzerati, facendo ripiombare il mondo umano nello stadio precedente la creazione: il caos. In realtà, però, non si tratta di una distruzione. Ciò appare con particolare evidenza nel caso del diluvio. Le acque sommergono il cosmo, per poi farlo riemergere (cfr. Genesi 7,20 e 8,5).

In altre parole, le tenebre rappresentano il confine estremo tra una situazione di corruzione e violenza (cfr. Genesi 6,11) e un mondo nuovo, in cui il cosmo si riorganizza attraverso i suoi rappresentanti, come Noè e la sua famiglia.(già detto, non lo ripeterei)
Ecco perché le tenebre non sono da identificare (solo) con la notte, ma con una dimensione, un mondo; sono, in un certo senso, il colore del caos e forse ne rappresentano la stessa sostanza. Tant’è vero che – nella nona piaga – Israele non è immerso nelle tenebre, come l’Egitto, poiché ovunque abitassero, gli Ebrei erano nella luce (cfr. Esodo 10,23).

Il popolo eletto, nel delicato passaggio tra la schiavitù e la libertà, rappresentava il cosmo, immerso però nelle tenebre del caos che avevano invaso il malvagio e opprimente Egitto (cfr. Esodo 10,21-25). Proprio per questo gli Ebrei non potevano più restare in Egitto, poiché la luce era opposta e inconciliabile con le tenebre. La Bibbia riporta che queste tenebre durarono tre giorni. Il 3 e il 10 – numero della piaghe – sono gli elementi simbolici che permettono a queste pagine bibliche di continuare a vivere in un altro e inquietante mistero.

Nel libro dell’Apocalisse, ad esempio, il 10 indica una limitatezza, nonostante l’apparenza del contrario. Un periodo limitato, dunque, che segna un passaggio, una transizione. E alcuni elementi numerici delle piaghe d’Egitto si ritrovano in alcune moderne profezie. Per esempio, i tre giorni di buio sono stati profetizzati anche da diversi mistici. Il primo santo moderno che profetizzò questi tre giorni di buio fu San Gaspare del Bufalo, fondatore dell’ordine del Preziosissimo Sangue, vissuto tra il xviii e il xix secolo:

La morte degli impenitenti persecutori della Chiesa avverrà durante i tre giorni di buio. Colui che sopravviverà ai tre giorni di tenebra e di pianto, apparirà a se stesso come l’unico sopravvivente sulla terra, perché di fatto il mondo sarà coperto di cadaveri.

In questi tre giorni di buio dovrebbe avvenire lo scontro decisivo tra le forze del bene e quelle del male, mentre perirebbero tutti gli avversari della religione cattolica. Si dice che anche padre Pio ne avesse parlato. Tuttavia, non pochi dubitano dell’autenticità di tali premonizioni, specialmente quella del santo di Pietralcina che – a detta dei suoi stessi confratelli – è chiaramente falsa.

A parte i tre giorni di buio, ben più evidente appare il parallelismo tra le dieci piaghe d’Egitto e la più discussa apparizione mariana della storia contemporanea: quella già menzionata di Medjugorie. I veggenti asseriscono di aver ricevuto dalla Madonna ben dieci segreti che riguarderebbero il futuro dell’umanità. Proprio come le piaghe d’Egitto, i dieci segreti non saranno svelati tutti insieme, ma uno alla volta. Una delle veggenti, Mirjana, avvertirà un sacerdote – il francescano Petar Ljubicic, di 66 anni – dieci giorni prima della data in cui dovrebbero verificarsi gli eventi profetizzati. Padre Petar, a sua volta, dovrà annunciarli al mondo con tre giorni d’anticipo. I dieci segreti dovrebbero dunque realizzarsi nell’arco dei prossimi 15-20 anni, se postuliamo un’età media del prelato di ottant’anni. Potrebbe essere un primo indizio che non siamo così lontani al periodo conclusivo della fine dei tempi. Anche se circolano voci sul contenuto dei segreti, è stato finora perfettamente inutile cercare di strappare ai veggenti qualche anticipazione. Credo che – per ora – sia più interessante capire il mistero dei dieci segreti alla luce delle piaghe d’Egitto.

Coloro che posero mano alla stesura del libro dell’Esodo vissero sicuramente dopo gli eventi narrati, come in genere accade non solo per l’intera Bibbia, ma anche per tutte le altre opere dell’antichità che narrano gesta di eroi ed eroine. Essi perciò, a secoli di distanza, non poterono fare a meno di interpretare quanto era accaduto ai loro antenati. Le fecero usando i loro schemi di pensiero: le piaghe rappresenterebbero quindi un assalto delle forze del caos contro il cosmo. Mai potremmo appurare la veridicità dei dieci segreti di Medjugorie, a meno che non vi crediamo per fede.

Tuttavia, come fecero gli autori dell’Esodo, potremmo immaginare di trovarci nel periodo storico seguente la presunta concretizzazione dei segreti, ipotizzando dunque che ciò che era stato annunciato si sia poi puntualmente verificato. Ipotizziamo anche che – come le piaghe – i segreti riguardino in gran parte eventi naturali che accadranno in sequenza, in un imprecisabile momento del futuro. E che forse dopo tali eventi, gli uomini e le donne saranno meno corrotti e violenti, meno tracotanti, più altruisti e più aperti a Dio. Insomma, che dopo alcuni significativi sconvolgimenti (cosmici) e sociali, l’uomo recupererà una dimensione più umana e religiosa della propria esistenza. Quale sarebbe allora l’interpretazione dei dieci segreti?

Forse gli eventi non verranno compresi come castighi di Dio. In effetti, gli autori dell’Esodo chiamano flagello (in ebr. magghefà) solo la decima piaga (cfr. Esodo 11,1). Ciò sarebbe infatti in contraddizione con il fatto che Dio non può violare il sistema delle leggi naturali da lui stesso poste in essere, facendo invece accadere qualcosa di assolutamente imprevedibile. Una tale idea di Dio è definitivamente tramontata e non rappresenta in alcun modo il Dio del cosmo così come appare da una lettura profonda e intelligente della Bibbia. Gli uomini e le donne che avranno visto realizzarsi i segreti scopriranno forse che il Signore non c’entra nulla con gli eventi di cui sono stati testimoni. Il mondo di Dio sta infatti a monte di ciò che ipoteticamente si sarà verificato perché la Bibbia avverte a chiare lettere quale potrebbe essere l’evoluzione sociale e politica qualora l’uomo scelga volontariamente di essere ingiusto, tracotante e violento.

Per il momento, dunque, i tre giorni di buio fanno parte di un linguaggio simbolico con il quale si rappresenterebbe un periodo storico di grande confusione. Un periodo buio che precederebbe – forse dopo qualche grosso sconquasso – una fase storica di pace e di giustizia per tutti. (Tratto dal mio "I grandi misteri irrisolti della Chiesa")

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